05/05/2009

cerco. qualcosa che sia solo mio. un tetto che ripari i miei sogni, un terrazzo da cui vedere le stelle di notte. mi sdraio a parlare, mi costringo a pensare, tutto si srotola e quelle tre ore si prolungano dentro come una melodia interna che mi accompagna, mi unisce e mi rende meno cieca. tutto troverà un posto, un senso che ora sfugge mentre io lo rincorro, ostinatamente. succede tutto. succede e basta. le stagioni si sono capovolte e il cielo grigio schiaccia questa enorme pentola a pressione, cercano di rubarci la capacità di pensare e di esistere, imbottendoci di bugie raffinate e subdole, riscrivendo pagine di storia false, ci sono virus ad hoc e bombe intelligenti insieme a politici ignoranti come asini e a donne che svendono la loro intelligenza fin da bambine in cambio di una poltrona e della benedizione del dio denaro. la legge morale sotto al culo delle troppe adolescenti che hanno imparato a muovere il culo e ad atteggiarsi esattamente come si deve fare, come mamma televisione insegna, vittime di una sessualità precoce e insana che le renderà frigidamente bloccate in una gabbia d'oro. annichilite. la legge morale sotto al culo dei troppi adolescenti che non  hanno niente da dire, che non hanno niente se non la nuova maglietta di marca o la nuova ragazzina da portarsi a letto, che non diventeranno mai uomini. annichiliti. la legge morale col cappio al collo, strozzata dalla legge di una chiesa perversa che in nome di dio copre delitti e stringe la mano a mafiosi. la legge morale schiacciata dal razzismo che rende ciechi, dalla censura e da chi stabilisce le regole di questo gioco pericoloso che ci vuole trasformare in massa senza pensiero, senza possibilità di. senza libertà. senza coscienza. a questo gioco ci stanno giocando in troppi ma non tutti. c'è chi si guarda intorno sbigottito e schifato, c'è ancora chi non crede a tutto quello che gli viene detto, c'è chi si rimbocca le maniche alla ricerca di uno spiraglio, da cui partire per costruire qualcosa che non sia macchiato di sangue, c'è chi ricorda ancora bene i racconti di guerra dei nonni, di chi ha combattuto per quello che ci vogliono far dimenticare, distorcere, rubare e le pagine di storia ce le ha scritte dentro e non le vuole dimenticare. c'è chi non dimentica chi ha combattuto per la libertà, chi di questo paese vuole fare un paese libero e non un ammasso di veline e di mafiosi, carne da macello in vendita al migliore offerente.
dream1980 alle 12:36 in: 25 aprile 1945
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12/03/2009

è come una matriosca, il più grande a contenere il più piccolo. c'è odore di primavera nell'aria e la pazzesca sensazione di aver ribaltato tutto un'altra volta, fino al disorientamento. amo questa città rannicchiata col culo sui colli e il naso a respirare la pianura padana, come se fosse casa mia. tutto intorno come un enorme teatro, smaschero ogni personaggio uno alla volta mentre smaschero me stessa, mi spoglio di tutto e nuda volo su una spazzola magica, in alto, sfiorando il sipario con il piede, cercando l'amore nelle sue forme più violente e pericolose, come nel personaggio di quel romanzo ambientato a mosca che mi hai letto per cullarmi nel sonno. cerco il punto dove inizia la pioggia, dove i sogni si schiantano nella realtà, cerco di arrivare all'orizzonte come un'adolescente che insegue un'utopia a passi lenti e irregolari. chiederei scusa all'infinito, tutte le volte che ho fatto male a qualcuno. chiedo perdono agli altri e a me stessa, ma la stabilità prende la forma di una gabbia d'oro nella mia mente, come quelle villette a schiera tutte perfette e uguali, con i gerani in ordine sui balconi e la macchina pulita parcheggiata davanti casa. come certe coppie che dopo anni si guardano negli occhi e si riconoscono estranei uno all'altro, ma incatenati. deve essere come risvegliarsi da un lungo letargo, aprire gli occhi e sentire di impazzire. essere adulti, ma ho un debito da saldare con quella bambina che credeva nelle favole e nelle fate. mi dò la possibilità di imparare ad affondare le radici, ma a mio modo, senza rinunciare a sentire le farfalle nello stomaco. mi perdo in quegli occhi, imparo a legarmi in modo del tutto nuovo. e tu, raccontami la storia delle tue cicatrici, mentre mi marchi a fuoco l'anima.

dream1980 alle 08:44 in: magia
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20/02/2009

via. via da te e via anche da me. non mi era mai capitato di abbassare così tanto la testa nè le armi, e ora dove le ho nascoste? rivoglio le mie armi, cariche ed allineate intorno a me, tra me e il mondo, tra me e gli uomini. vorrei piangere,ma senza sentire più niente. più niente. mi sento nel mezzo di una pianura sconfinata e scopro che qui ci sono solo io, ci sono io lacerata ma tutta intera, mi scopro abbastanza presente a me stessa da rialzare la testa, strisciare nel fango in cui mi sento finita ma pur sempre respirando. un incontro strano, una lettera strappata, lo sguardo strampalato di quel bambino. sono io a piangere di un amore difficile e violento sulle spalle di chi fino a poco tempo fa mi ha amato, sono io a riempirmi la bocca di verità senza correre ai ripari, sempre io a prendere a morsi le maschere. sarò io a dover aprire gli occhi, guardarmi intorno e decidere dove andare, sarò solo io a partorire i miei sogni senza farmi scartavetrare l'anima, solo io a camminare, scivolare, schivare ostacoli. ho paura? non fa niente. sono innamorata? non fa niente. è dal niente che può nascere il tutto, io in questo niente ci annego e ne riemergo in continuazione, riemergo in altra forma, entro nuova pelle. cosa voglio? voglio annegare per riemergere tutte le volte che sarà necessario fino a quando non avrò trovato il modo di non voltare le spalle a ciò in cui credo. al di là di tutte le testate contro il muro, so che lo riconoscerò come tale dal primo momento, a prima vista, senza alcun dubbio nè esitazione. ne ho bisogno? forse no. forse ora ho solo bisogno di sedermi davanti a me ed esplicitarmi una volta per tutte. non son mai stata brava a trovare il modo e i tempi giusti, quando mi sembra necessario mi butto anche senza sapere se il paracadute si aprirà. sbaglio, probabilmente. ma mi piace sbagliare, evidentemente. esisto in modo violento e brusco, odio sentirmi ingabbiata o confinata, mi auto-esilio da sola quando lo reputo necessario, l'arte dello scomparire devasta me e chi mi sta intorno, scompaio a me stessa quando smetto di sentire bloccata dalla paura, riappaio nel momento in cui trovo di nuovo fondamentale sentire fino in fondo, sentire fino ad impazzire. FORZA-CORAGGIO-TESTA ALTA.

dream1980 alle 00:38 in: io
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11/02/2009

giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra....tutti giù per terra!! le catene, nel girare, ce le mettiamo da soli...troppo uguali o troppo diversi, troppo vicini o troppo distanti e il troppo non è detto che stroppi sempre? mi interrogo e i pensieri si intrecciano e si annodano a formare un enorme punto interrogativo. è la paura a mordermi il culo, mentre cerco di imparare a ballare guardando negli occhi, chè, come dice la maestra, la cosa più difficile è dare carattere al movimento, è sapersi guardare dentro e poi non sfuggire con lo sguardo. elisa non guardare in terra, non ti guardare i piedi che il pavimento non scappa te lo assicuro! prova a non pensare, non ascoltare neanche la musica, non cercare di stare dentro il ritmo, tira fuori tutto, trova il coraggio di spogliarti mentre balli, poi ti vestirai della musica, scegli gli occhi e aggrappatici soprattutto quando giri altrimenti cadi come ubriaca e il pavimento sì che ti scappa, sguardo....il pavimento sotto non scapperà? ora sono bloccata, immobile. non trovo  gli occhi nè dentro nè fuori. occhi che mi tengano in equilibrio. la cosa più forte che mi abbia mai detto un uomo non è certo ti amo, poichè l'amore può solo essere vissuto e sentito e non ama farsi masticare e diventare parola, è rimani qui seriamente. poi però c'è sempre stata la paura dall'altra parte e la razionalità a dirmi che io in effetti ho bisogno di occhi che mi guardino senza dirmi ho paura. girare le spalle è andare via, dimenticare, ricostruire, continuare a cercare, sognare, vivere non è mai stato facile, ma è sempre stato intenso e vero. ho imparato a volermi più bene, ad abbracciarmi meglio e a capire cosa cerco. e ora che gli occhi sembra che ci siano un momento e l'altro no o ni e ora che mi sono spaventata più di sempre per quelle parole-paure che faccio?   ho voglia di smettere di pensare per un pò, lasciarmi vivere. a spazzare il camino ci penserò domani.
dream1980 alle 15:34 in: paure
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09/02/2009

ti cerco, tra le pieghe del lenzuolo e in quelle della notte, nello spazio surreale dei miei sogni, nell'incrocio di molte strade del mio immaginario, tra una parola e l'altra, dietro a una virgola, sotto a un punto. scrivo come navigare. mare di inchiostro blu. barca di carta. certi ritmi mi fanno il solletico da dentro, i tamburi come mani nella pancia, le unghie dei suoni sulla schiena, il riddim come un respiro circolare nell'orecchio, il basso che parla forte. la musica addosso come una lingua sulla pelle. anche io sono bianca e nera, rossa e gialla. mentre volevamo vola(e)re scivolavamo in basso , nella testa un gran fracasso con la paura che si trasformi in contrappasso. cerco di essere sincera come un guerriero, non sarà la paura a mangiare me ma io a divorare lei fino a digerirla cantando. non sto affatto crollando, sto solo ballando. abbracciami mentre smetto di barattare i miei desideri.
dream1980 alle 20:01 in: rocksteady
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26/01/2009

piccolina. ti direi, ti darei. ti scrivo ora che mi hanno detto che hai un nome, esisti in modo del tutto inaspettato e curioso e nei pensieri mi trovo a parlare a questa (m)te così minuscola. stringi i denti quando la vita diventerà dura e tutto intorno ti sembrerà difficile ed enigmatico. abbi il coraggio di non ingannare mai te stessa, ma allo stesso tempo di dubitare di te stessa, sappiti ascoltare, sappiti sentire. ti diranno che ci sono cose giuste e cose sbagliate, ti diranno che il mondo si divide in buoni e cattivi, ti diranno spesso che per loro la cosa giusta è chiara e quasi ovvia. ti faranno sentire anche sbagliata ed egoista quando navigherai contro vento, bolina stretta, quando la barca è al limite del controvento; tuttavia il vento continua a fare pressione sulla superficie velica... non ti fidare di chi mastica le sue verità e svende certezze a basso prezzo. non svendere mai i tuoi sogni e le tue speranze. non svenderti mai, per nessuno e per nessun motivo. fidati solo di chi ti sa ascoltare in silenzio, di chi con gli occhi ti sfiora dentro, di chi con te nel dubbio rimane. fidati solo di chi ti vuole davvero bene, di chi è abbastanza coraggioso da insegnarti ad esserlo e soprattutto datti il tempo di imparare a ri-conoscere di chi fidarti. datti sempre tutto il tempo di. non bruciare le tappe, non correre se non scalza con il vento in faccia urlando di gioia per aver trovato la forza di. e solo da chi  si è meritato la tua fiducia, fatti insegnare ad aspettare, ad avere pazienza, a guardare in faccia le paure e prenderle a schiaffi. fatti insegnare a non temere il buio e le incertezze. col tempo assaggerai anche il sapore di ciò che dicono essere la stabilità, affonderai appena le radici e ti potrà capitare di sentirti morire di paura e ti potrà capitare di voler scappare. fatti insegnare a essere presa per mano. imparerai ad amare e ad essere amata. nutriti sempre della verità, per la verità varrà la pena di rischiare, di cadere, di farti un male violento. imparerai a rimettere insieme i cocci. continua sempre a sognare anche quando ti diranno di tornare coi piedi per terra: decidi tu su quale terra atterrare e da quale altezza lanciarti, decidilo sapendoti ascoltare bene. piccolina, imparerai a essere meno testarda (?) ma senza rinunciare mai a ciò in cui credi, imparerai a piegare la realtà ai tuoi sogni e non viceversa. non dimenticare mai come si fa a giocare, non smettere mai di credere del tutto nella magia, perchè proprio quando smetterai di crederci, la troverai sotto varie forme e la saprai riconoscere.  continua sempre a colorare e ridisegnare il mondo tuo e di chi ti sta intorno. sappi sorridere, ma anche non aver paura delle lacrime. e non dimenticare come si fa ad arrampicarsi sugli alberi, a scavalcare cancelli ed esplorare case abbandonate, non dimenticare come si fa a difendersi, affilerai le armi crescendo. ci saranno momenti neri di crollo e momenti incredibili in cui tutto sarà vero e tondo, vola mentre ti concedi di perdere la testa. cerca di essere coerente con te stessa ma perdona le tue contraddizioni. sappiti perdonare. ti direi anche altro, ma ora sopra ogni altra parola, ti stringerei in un abbraccio che ti faccia sentire tutta intera e ti sussurrerei in un orecchio che ti auguro di trovare il modo non di essere felice, ma di vivere violentemente tutto. ti darei un bacio sulla fronte e aspetterei il tuo dormire.

dream1980 alle 15:11 in: lettera, gestazione
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15/01/2009

caro dà, lo spazio urbano non è mio nè tuo, ma è nostro. è di una collettività che nel tempo si sta sgretolando sempre di più, il rischio è diventare monadi. noi no. ci riappropriamo del nostro, del collettivo, dell'urbano, del mondo. so bene cosa voglia dire appollaiarsi in un punto alto di una città ipotetica. sopra una cabina elettrica, sopra un muretto, sopra i colli. sopra.  lasciarsi assorbire  dal tutto che è intorno, fino alle vertigini dello scorrere esterno che diventa interno. leggo quello che hai scritto come abbracciarti, rispondo in ritardo perchè qui si muove tutto velocemente. vorticosamente. è la rivoluzione del mondo a farci il solletico sotto ai piedi. mentre camminiamo. questo è forse il periodo più difficile ma anche più incredibile della mia vita, trovo il coraggio di capirmi meglio e di scegliere di prendere a testate le mie paure. quando tornerai, mi troverai nuovamente cambiata, ti racconterò. i treni mi portano tutti al sud. cara basilicata, cari balli di gruppo in lontananza. ora sempre più lontani. su questo treno imparo a esistere da sola, mi interrogo, mi disconosco e mi ritrovo. chiudo gli occhi e vedo coi tuoi occhi lo "sfociare delle ruote sull'asfalto" di quella strada, il brulicare della gente verso centri commerciali, grandi madri illusorie che svendono felicità a basso prezzo. noi però abbiamo imparato a dubitare che la felicità stia nei vestiti alla moda o nei cellulari che fanno cose inutili. il consumismo a cui comunque siamo costretti, abituati, assuefatti, pare anche a me insano, crollo dell'altezza. impariamo ad opporci a quel tipo di felicità, a cercarne una meno semplice ma più vera, complessa....e che paura in questo cammino quando ci accingiamo a fare passi verso direzioni che agli altri sembrano folli e sbagliate. impariamo ad ascoltarci. la domanda che mi ruota in testa è esattamente la tua stessa, con le tue stesse parole: "che farò da grande e dio ho già 28 anni, come si coniuga questo?" .non lo so. so solo che stiamo camminando forse correndo verso direzioni nuove e impreviste, pericolose ma vitali. la vita. credo che quello che non vogliamo fare è trascinare la vita come un ororlogio fermo, quello che invece vogliamo è il sogno lungo e cosciente di poter vivere pienamente, assaggiare tutto dal dolore più intenso, come quello dei lutti che spezzano a metà, delle amicizie che finiscono come una lama dentro che taglia in due, alla gioia più intensa, come quella del ritrovarsi, dello scoprire, del saper sorridere e ridere, del volare. tutto è noi e noi siamo tutto. le macchine che sfrecciano lungo le strade più care o lungo quelle sconosciute, il sorriso di un bambino, qualche volto, qualche voce, l'odore dell'inchiostro invecchiato, del caffè la mattina, tutti i ricordi che a tratti ci abbracciano e a tratti ci prendono a schiaffi. e poi la notte che disegna i geroglifici infranti delle stelle. ora mi vengono in mente le volte in cui ci bruciavamo i piedi sulla sabbia bollente, la fontanina nella piazzetta, il sapore delle friselle, le prime volte che ci hanno fatto scoppiare il cuore in gola, il nostro parlare, gli occhi di m., i fanghi, la luna, i brillantini nell'acqua di notte, il bagno di notte e i nostri falò, le rane morte per il caldo del sud nella campagna di c. e c., la sensazione di essere una famiglia e poi tutti i cambiamenti che ci hanno portato al qui e ora. non rimpiango nulla, visto che sono passati anni e stiamo qui a scriverci nonostante ci separi davvero un oceano e non più solo poche ore di treno. completezza. mentre tutto scorre. ti abbraccio.

dream1980 alle 12:13 in: lettera, crescendo
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07/01/2009

sembra che sia il 6 gennaio del 2009. sembra che  il tempo si ostini a girare, bandiera al vento. mare in tempesta. fuori dal cosmo indemoniato e il mondo sotto mi fa il solletico ai piedi.  rido. rido aspettando il crollo. preparandomi a vedermi come un ariete impazzito, inferocito. giù tutto a testate, in mille pezzi. preparandomi alla paura che verrà quando sotto sarà solo un ammasso di pezzi e polvere da rimettere insieme, preparandomi al terrore dei mostri nell'armadio, del buio e delle streghe. è stato un natale senza natale. nessun albero e nessuna pallina. nessuna normalità. luci spente mentre cerco di non perdermi dentro di me e di ricordarmi che esiste una realtà fuori da qui, un tutto intorno al vuoto dentro cui mi raggomitolo quando cerco di non pensare. pensiero bastardo come un cappio d'oro al collo. ciò che sento. un marasma che inchioda la ragione al muro e la prende a calci fino a renderla illogica e magma bollente tra le mani. un marasma che risucchia il pensiero, che rende il cappio vertigine e che non mi permette di far altro. annuso l'aria e lo sento nello stomaco l'arrivo del nubifragio. mi armo, mi barrico, mi scopro forte e coraggiosa. la coerenza disegna il limite entro cui muoversi e nello stesso tempo la mia coerenza mi costringe a violentare quel limite, a corrergli incontro, arrampicarmici sopra, aggrapparmici con le mani e con i piedi. io sottosopra, a testa in giù. l'estremo del tutto mi affascina e mi sconvolge. trovo giusta la necessità di prendere a morsi la vita senza perdere sè stessi. ho voglia di ri-trovarmi, nella forma dei lividi sulla pelle, nella geometria imperfetta dei nei, nelle cicatrici sulle gambe. ritrovarmi nei pensieri circolari, nelle volte che tutto intorno scompare e rimango solo io a dondolarmi sull'altalena dei miei pensieri, a navigarmi dentro. ritrovarmi quando rido e quando piango, ritrovarmi nei miei sogni. arriverà l'ora di aprire l'armadio e gli occhi al buio senza morire di paura, di buttare tutti i tappini, di smettere di attorcigliarsi i capelli nelle dita e di affondare il naso nella lana. arriverà l'ora di crescere ma senza lasciarsi indietro sè stessi e i propri sogni. posso compredere le ragioni del resto del mondo, ma non posso smettere di ascoltarmi. ogni respiro lascia un segno indelebile in questo periodo. intenso. come vederti adulto che sistemi casa tua, che fai il conto dei soldi e dei perchè, come me. che appendi i quadri di papà al muro, sorridi, ti arrabbi e ti prepari anche tu a prenderla a morsi la vita. allora come fai a non capirmi? non è così facile parlare tra di noi. ti direi che stasera vi ho guardato mentre camminavate fischiettando, e non ho più sentito freddo. intensità. fuggire, camminare nel nulla, la velocità della macchina, il cuore in gola, i sassi dalla finestra, la stufa e il sole, le giornate che non iniziano e non finiscono mai, la pila, il rumore delle pagine di quel libro, la mattina sulla finestra guardando il mondo da un altro lato. il deserto, le streghe e gli stregoni. le magie e gli incantesimi.

dream1980 alle 04:16 in: bo
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23/12/2008

tutto ciò che è fuori da questo marasma, è come se non esistesse. anche il natale. nascondino. dietro-di lato-dentro lo schermo. partire è più difficile del solito. ho perso tutti i punti di equilibrio. non-ritorno. non so. non sapere di sè vuol dire vivere,sapere poco di sè vuol dire pensare. sapere di sè all'improvviso, in modo del tutto inaspettato e violento, vuol dire rimanere nudi perfino di noi stessi. ora dò fuoco a due pensieri, mi incanto a osservare il fuoco. ipnosi. poi l'unica cosa possibile sarà correre e cercare.
dream1980 alle 11:35 in: reality
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20/12/2008

per me, che già di mio amo "l'introspezione estrema", avere degli amici che si interessano di psicoanalisi e un fratello che filosofeggia spesso in maniera analitica, vuol dire, a volte, cercare/trovare risposte fino a masticarsi il cervello come un chewingum. si è parlato di: regressione, fissazione, ossessione, sublimazione, transfert, controtransfert, burn-out, distorzione della realtà, punti di vista, pazzia/personalità multipla (?). io, però, rimango qui, presa a schiaffi dalle leggi della termodinamica. "l'energia totale dell'universo (del mio) rimane costante (non si genera e non si distrugge) e (ma) l'entropia è una funzione non decrescente nel tempo". entropia, la misura del (benedetto/maledetto) disordine. i miei sogni sono la radice quadrata di me. equazione che si fa e si disfa continuamente, con le incognite impazzite. non-dormire/non-mangiare: meditare e ballare sul corpo del cavaliere moribondo. ballerò tutta notte, stanotte. e comunque, per ora, rimango in disaccordo.
dream1980 alle 19:03 in: j/k , auto-ironia
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libere associazioni e dissociazioni in concatenazione. catene, fili e ponti. intrecci e incontri.

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